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  • Quante strade dovrà farsi a piedi un uomo, prima che tu lo possa chiamare uomo... la risposta, amico mio, soffia nel vento.

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Di SINDACO DIMETTITI
Le responsabilità di questo sindaco e questa giunta sono enormi.Se L'Asilo ...
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Di Editore deluso
asilo borella Rischio chiusura. Spero che il sindaco si dimetta
25/02/2019 @ 15:33:15
Di via sindaco
EffettivamenteUltimamente Non si vede niente...
23/02/2019 @ 19:54:21
Di Anonimo
assolutamente sì. Torna Rossella salvaci da questo pantano!!!
21/02/2019 @ 11:08:47
Di aiuto
rossella radice sindaco
05/02/2019 @ 16:09:42
Di i rosseliani
SILENZIO TOTALE DI INCAPACITA' AMMINISTRATIVA E PROGETTUALE. UN VERO FLOP Q...
13/11/2018 @ 08:48:49
Di FLOP
Ma esistete ancora?
09/11/2018 @ 10:51:55
Di Anonimo

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gen28dom
La gloriosa acqua Plinia
Di Admin (del 28/01/2007 @ 11:39:14, in Archivio redazionali, linkato 7636 volte)

“Nell’ottobre del 1921, mentre il signor Giuseppe Pirovano si trovava nel suo roccolo ad uccellare, avendo bevuto in abbondanza l’acqua della fonte del Tisone, si accorgeva che, oltre ad essere leggerissima ed assai digeribile, produceva dei sorprendenti effetti diuretici. Ne faceva quindi subito parola al medico di famiglia Dr. Riccardo Zavaldi, che lo consigliava di raccogliere dei campioni di tali acque e di inviarli per l’esame al chiarissimo Prof. Comm. Dr. Costantino Gorini della R. Università di Pavia e docente di chimica alla R. Scuola Superiore di Agricoltura in Milano.”


L’illustrazione della Fonte Plinia come appariva su di un opuscolo pubblicitario dell’epoca.



Tale è l’inizio della storia dell’acqua Plinia di Solzago, come si legge nell’opuscolo divulgativo e pubblicitario distribuito dalla S.A. Fonti.Plinia del Tisone nel 1922.
“Inoltre parve necessario sottoporre all’esame dell’esimio perito geologo Dottor Prof. Cav. Uff. Tullio Gervasoni del R. Liceo di Como, il territorio dove nasce l’ACQUA PLINIA ed il giudizio idro-geologico confermò la certezza che l’acqua “proviene da strati profondi del sottosuolo, che è ben protetta da infiltrazioni ed inquinamenti e non ha alcun rapporto con acque di scorrimento”.



L’analisi chimica e batteriologica del Prof. Costantino Gorini.



Il Sig. Giuseppe Pirovano non perse tempo: dopo il parere del geologo e del tecnico idraulico, Ing. Conte Dino Castelli, che “accettò di buon grado l’incarico di predisporre un progetto di massima per l’impianto dei serbatoi, della canalizzazione della costruzione dello stabilimento idroterapico rispondente ai più moderni criteri” venne rapidamente approntato il piano industriale necessario per lo sfruttamento dell’acqua.
“Il capitale occorrente per la costruzione delle predette opere, per l’acquisto dei terreni, pei progetti e spese di costruzione della Società, reclame iniziali, ecc. è stato previsto in L. 1.000.000 come dal piano finanziario redatto dal Rag. Prof. Giuseppe Fumagalli il quale, basandosi su dati concreti ed attendibilissimi ha preventivato anche quali potranno essere, in linea generale, le rendite e le spese di esercizio. Tale preventivo dà affidamento che il capitale sarà largamente remunerato.”
L’opuscolo terminava con queste parole:
“Ora non resta che affidare al pubblico intelligente il successo della iniziativa: le prerogative innegabili dell’ACQUA PLINIA, le bellezze naturali di Solzago che sorride civettuolo fra il verde festante dei colli profumati fanno sperare che l’Acqua Plinia oltre ad essere utile agli ammalati delle vie urinarie, sarà anche la fortuna di Solzago”.



La fonte Plinia da una cartolina del tempo, in stile art noveau.



La SOCIETA’ ANONIMA FONTI.PLINIA DEL TISONE si preoccupò naturalmente di accreditarsi presso la classe medica di allora, per ottenere un buon supporto medico-scientifico all’iniziativa commerciale.
Distribuì campioni di acqua minerale a vari medici di vari ospedali anche importanti. In un opuscolo pubblicitario sono pubblicati i pareri degli esimi dottori e professori, tutti declamanti le qualità eccezionali dell’acqua Plinia, ottimo rimedio contro le malattie delle vie urinarie, contro la gotta e le dispepsie gastriche ed enteriche. I ginecologi ne declamavano l’utilità nella cura “delle atonie gastriche, facili a riscontrarsi nelle donne gestanti”, i pediatri la consigliavano “quale ottimo mezzo di diluizione del latte nell’allattamento artificiale del bambino”.
Qualcuno la trovava ottima nella terapia delle forme artritiche croniche.
Al di là della interessante e quasi pionieristica impostazione pubblicitaria del piano industriale del Signor Pirovano, è divertente notare la sempre attuale inclinazione dei medici a piegare la scienza (e la coscienza) nella direzione dell'economia. 
Nel 1922 gli impianti erano pronti e cominciarono a funzionare.
Mancano dati sulla produttività e sul numero degli operai assunti inizialmente. Dalle immagini qui riportate si ha l’impressione che il lavoro fosse poco meccanizzato e che il numero di lavoranti fosse elevato rispetto al prodotto ottenuto. Dalle fotografie si contano almeno 25 persone attive contemporaneamente.



Successive fasi della lavorazione dell’acqua. 1922.



L’acqua Plinia ebbe una notevole diffusione in Lombardia, in Piemonte e in Emilia Romagna (specialmente a Modena e a Bologna). Ancora oggi è elencata sul sito internet delle acque minerali italiane e da un altro sito dedicato ai collezionisti di etichette dell’acqua minerale è stata tratta l’etichetta riportata in alto.



Nel 1926 il primo proprietario, Sig. Pirovano cedette l’attività al gruppo Levissima che continuò l’attività fino al 1969 quando l’impianto fu ceduto alla Canturina SNC di Allievi. Negli anni successivi l’attività subì diversi ammodernamenti: gli impianti, da prevalentemente manuali, diventarono semiautomatici. 


Inizio dei trasporti dell’acqua imbottigliata. 1922.



Si passò dalle bottiglie di vetro a quelle di plastica e le cassette di legno furono sostituite da quelle in plastica. I dipendenti erano scesi a 13-14: 1 persona portava le bottiglie alla macchina lavatrice, 2 persone erano addette al lavaggio, 1 persona sovrintendeva al riempimento, 1 alla “specola”, cioè guardava in controluce la bottiglia per controllare la qualità del prodotto, 1 era addetta alla etichettatura, 2 al riempimento delle cassette, 1 guidava il carrello in magazzino. Il lavaggio avveniva in tre tempi: un prelavaggio con soda caustica, un secondo lavaggio con acqua della rete, un terzo lavaggio con acqua minerale. L’acqua minerale veniva stoccata in un serbatoio di 30.000 litri, così come quella della rete. 
La produzione era di 3.600 bottiglie all’ora corrispondenti a 500-600.000 bottiglie all’anno. Il trasporto avveniva per mezzo di autocarri con rimorchio, in parte tramite un trasportatore di Casina che lavorava per la Società, in parte tramite i clienti stessi.
Tutti ricordano gli autocarri che facevano fatica a passare dalla strettoia di Stelasc nel centro di Tavernerio vecchia, quasi settimanalmente portando via qualche pezzo di muro o qualche finestra delle case prospicienti la strada. Si era addirittura provveduto ad allargare il tornante della Cava, quello che porta alla Plinia venendo da Tavernerio, per permettere ai camion a rimorchio, di fare la curva. 


La sede della S.A. Fonti.Plinia del Tisone. Solzago e i capannoni della “fabbrica” da una cartolina del tempo (1922 circa).



Il problema principale della Fonte Plinia era quello della bassa portata delle Fonte. Si passava da un massimo di 1,5 litri al secondo a un minimo di 0,5 litri al secondo. Per questo motivo si era provveduto a stoccare l’acqua in modo che di notte si accumulasse una sufficiente quantità di acqua da imbottigliare nelle ore di attività diurna. Ma il problema diventò sempre più grave perché non essendo possibile l’espansione della produzione, diventava sempre più difficile mantenerne la competitività. Fu chiamato un sacerdote rabdomante allora famoso in tutta la Brianza, sensitivo in grado di individuare la presenza di acqua nel terreno. Furono eseguite trivellazioni profonde, nella località “tana del lupo”, poco sopra la Fonte Plinia, particolarmente dispendiose in quanto su terreno roccioso, anche con l’aiuto della dinamite, ma i risultati, sebbene promettenti, non vennero ottenuti: la profondità cui era necessario spingersi consigliò la sospensione delle ricerche. Secondo le normative introdotte poi negli ultimi tempi, l’autorità sanitaria prescriveva inoltre l’introduzione di impianti di filtraggio dell’acqua per garantirne la purezza batteriologica. Il costo di tali impianti non era ammortizzabile con l’aumento della produzione, come si è detto.
Nel 1981 venne decisa la chiusura dell’impianto, con cessione degli impianti e del materiale di produzione alla Società Chiarella. 
Il proprietario della fabbrica ha tuttavia continuato a curare scrupolosamente la sede della Società e della fabbrica e il relativo parco e tuttora viene mantenuto in efficienza tutto l’impianto di captazione, derivazione e raccolta dell’acqua sorgiva Plinia del Tisone.


Un’immagine dell’epoca (1922) della sorgente Fonte Plinia e del parco annesso.



La vicenda dell’acqua Plinia del Tisone è una vicenda interessante che ha dato lustro a Solzago e che ha dato lavoro a parecchie famiglie della zona: essa fa parte della storia del nostro paese e ci sembrava giusto ricordarla.
Chissà se un giorno, con i nuovi impianti meccanizzati ora disponibili, non sarà possibile ricominciare a imbottigliare la gloriosa acqua Plinia? Magari da vendere in confezioni famiglia e per le Scuole in apposito spaccio presso il luogo di produzione, magari con la partecipazione pubblica che permetterebbe di mantenere prezzi competitivi? Ma questa è un’altra storia.

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# 1
C'era l'acqua buona una volta a Solzago.
C'era l'aria buona.
I boschi e le pinete.
Oggi ci sono nuovi e vecchi ignoranti più o meni cantonieri,diplomati e laureati.
C'era il lavoro. Oggi c'è la rendita.
Gente spaventata e grufolante in mezzo al denaro pubblico.
Gente che non sa fare altro che vivere come parassiti senza dingità.
Fanno anche figli.
E gli insegnano senza volerlo che non c'è dignità.
Il centro civico Livatino ha un nome ma non una dignità.
La Fondazione Borella ha un nome ma non uma dignità.
Così Service 24 e AB spa.
Abbiamo dei contenitori morenti.
Pieni di letame.
La Plinia è ancora li. Vuota.
Segno che il pensiero stà morendo.
Strumentalizzato dall'imbecillità grossolana di avidi di ghiande.
Di  imbottigliati e insaccati  (inviato il 28/01/2007 @ 15:31:00)
# 2
Tavernerio, frammento dell’Universo, sulla Terra.
Anno dopo anno, l’uomo va avanti. Ogni tanto si ferma e torna un po’ indietro. Poi ricomincia ad avanzare.
Età della pietra, età del bronzo, età del ferro, età moderna.
A Tavernerio, per volontà del popolo, un momento di stasi. Poi si andrà avanti.
L’amministrazione Gianni Rossini segna un’età.
Età della merda.
Di  periodizzazione  (inviato il 28/01/2007 @ 21:16:48)
# 3
non dimentichiamo che in questo paese e in quelle società per fortuna o sfortuna(dipende dai punti di vista)c'è ancora "oggi" c'è gente a cui hanno insegnato cos'è la dignità , il valore del lavoro. un poeta diceva "..dal letame nascono i fiori"
Di  diamante  (inviato il 29/01/2007 @ 20:26:01)
# 4
Chissa chi sono quelle donne con la divisa bianca e i capelli raccolti nella cuffia..Mamme di nostri coetanei.. Una storia di risorse del luogo utilizzate per le famiglie. Una storia vecchia ma piena di significato anche attuale: uno stimolo per proseguire questa strada. Abbiamo boschi, da curare per non lasciarli andare in rovina, per fare legna da trasformare in energia, abbiamo tetti per trasformare il sole in energia, abbiamo verde che ci costa per eliminarlo, quando potremmo farne energia per il paese, abbiamo terreni per trasformarli in aiuti per i meno fortunati, o per costruire case dal volto umano, per farci stare anche gli anziani ....abbiamo molte cose da inventarci..
Di  Plinio il,vecchio  (inviato il 05/02/2007 @ 23:18:17)
# 5
correva l'anno 1971, e papà e zio, in licenza dal soldato, non avevano nemmeno più uno spicciolo nel portafogli. sentirono che in quel di solzago era stata aperta da una società da fonte plinia del tisone. ci andarono in bicicletta, suonarono alla porta, e li arruolarono subito. lavorarono nella sala d'imbottigliamento.ieri sera a cena fecero delle fragorose risate ricordando le innumerevoli bottiglie che si rompevano.
non solo articoli sul blog, racconti di vita di altri tempi, vissuta per raccimolare spiccioli per sfamarsi.
Di  papà e zio alla plinia  (inviato il 18/02/2007 @ 15:42:40)
# 6
Da ragazzi mi sembra di ricordare che acquistavamo anche un ottimo chinotto , ricordo male?
Di  Marco Cimatti  (inviato il 08/10/2015 @ 22:16:27)
# 7
Vendevate anche chinotto
Di  Marco Cimatti  (inviato il 08/10/2015 @ 22:18:42)
# 8
Chinotto Plinia
Di  cimatteam@alice.it  (inviato il 08/10/2015 @ 22:23:34)

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