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Posta per un uomo già morto
Di Admin (del 25/03/2007 @ 16:18:01, in Archivio redazionali, linkato 6577 volte)

 

L’Hospice San Martino di Como è una struttura di accoglienza dell'Ospedale Sant'Anna per malati gravemente compromessi o terminali, che esigono cure che non possono essere effettuate a domicilio, con elevato grado di compromissione, bisogni assistenziali continuativi e necessità di supporto per la gestione delle ultime fasi della vita.
Angelo Borella S.p.A. ha intercettato la struttura per persone, residenti in Tavernerio, che hanno avuto bisogno di attraversarla.
Ecco l’incontro, tra persone, dal quale è nata un’idea. Un progetto.
 

La messa in opera di un servizio quotidiano di ristorazione, utilizzando le professionalità e le conoscenze già sviluppate dall’interno di Angelo Borella S.p.A..
Dal Gennaio 2006, Angelo Borella garantisce la fornitura quotidiana dei pasti per malati ricoverati presso la struttura e familiari, sia per il pranzo come per la cena, 365 giorni l’anno. I pasti vengono trasportati con mezzo idoneo dalla cucina di preparazione verso la struttura ospedaliera.
Si dice anche che i pasti in eccedenza, preparati con cura e non consumati dai bambini all’Istituto Comprensivo Don L. Milani e all’Asilo Angelo Borella, vengono trasportati e donati alla mensa dei poveri presso l’Opera don Guanella in Como.
Tutto ciò da Gennaio 2006, sino alla fine di questo mese, di questa fine d’inverno.
E poi. E poi sarà primavera.
Forse sarà solo posta per un uomo già morto.
Forse no.



Posta per un uomo già morto.



Il postino era nuovo del paese.
Era ormai tre giorni che non riusciva a trovare quel recapito. Nessuno sembrava conoscere quella persona. Eppure nelle strade di paese dovrebbero conoscersi tutti.
Aveva chiesto a molte persone. All’edicolante. Al distributore di benzina sul confine del paese vicino.
Avrebbe potuto riportare quel pacco con la scritta sconosciuto. Ma non sapeva perché non gli riusciva.
Forse perché quel plico pareva importante. Confezionato a mano. Non nelle buste solite comprate in cartoleria. Forse perché una volta aveva visto sua madre inseguire per settimane una busta tornata all’ufficio postale. Con il libretto della pensione.
Forse perché fare il postino a volte significa portare in mano la vita degli altri.
Alla fine aveva deciso di andare dal parroco. In comune c’era già stato. Ma l’anagrafe aveva detto di ritornare a parlare con l’assessore. Per la privacy avevano detto.
Era troppo nuovo di quelle parti.
Dal parroco trovò una donna che gli disse che il parroco era fuori. E poi adesso c’erano le Quarantore.
Aveva ormai perso la speranza di recapitare quella posta quando una mattina si accorse che le cose camminano da sole. Come quando aspetti la primavera camminando in campagna.
Consegnava la solita posta a quella persona anziana che viveva sola. Su per la scalinata, dove la strada finisce e comincia un poco di bosco.
Aveva nel borsone il plico che non riusciva a consegnare.
L’anziano lo trovò in fondo alle scale. Strano. Raramente scendeva. Scopava le scale come spesso fa la gente che le scale conosce da tempo.
“Grazie, bella giornata vero?”
“Oh buongiorno, sì, arriva la primavera. Ecco la vostra posta.”
Accade che le cose si muovano quando noi guardiamo la primavera. E quel plico dall’indirizzo sconosciuto cadde fuori.
“Ancora tu”, disse il postino.
“Sono settimane che cerco di consegnarlo, ma nessuno conosce questa persona.”
“Chi è?” domandò l’anziano appoggiandosi alla scopa.
Il postino lesse il nome.
L’anziano sorrise.
“Non abita più in paese da quando è malata. Sa, una di quelle malattie che ti prende per mano e ti porta dove vuole lei. Anche se punti i piedi.”
“E’ morta allora?”
No sta in un posto dove cercano di non farla soffrire. In città. Non aveva più nessuno. E i nipoti, si sa, hanno la loro vita….”
Se ne andava salutando il postino. Aveva finito il turno.
Si domandava: “…ma quando la vita è vita?, e chi ti prende per mano?”
Ad una panchina di quella casa, tra gli alberi del parco, consegnò il plico.
Uscendo, con ancora la divisa da postino addosso, ripensò al prete e all’anagrafe.
Pensò di chiedere il trasferimento.
Poi vide due uccelletti rincorrersi. Era primavera.
Si volse verso la panchina, vide un plico aperto e un sorriso.
E un saluto con la mano. Insistito.

Leggete il reportage dal quotidiano La Provincia del 19 marzo 2007